Tutti conosciamo la straordinaria eleganza dell’arte giapponese. La possiamo constatare nelle celebri stampe, nei giardini giapponesi, nelle atmosfere rarefatte delle cerimonie e delle arti ispirate allo zen (dall’ikebana alla cerimonia del tè); ma anche, naturalmente, nei templi buddhisti che i più fortunati fra noi hanno potuto ammirare in qualche viaggio in Giappone.
Un’eleganza, una bellezza, che possono “dare le vertigini”, una sorta di “sindrome di Stendhal” all’orientale, che è stata narrata in romanzi come Il Padiglione d’oro del famoso scrittore Mishima, un romanzo dedicato a uno dei capolavori dell’architettura giapponese: il Kinkakuji, o Padiglione d’oro (nella foto sopra), un tempio Zen eretto nel 1397 nella splendida città di Kyoto – dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità – che ancora oggi incanta turisti e viaggiatori. Magnifico sempre, in qualsiasi stagione, perché perfettamente inserito nella natura, autentica testimonianza di un matrimonio perfetto fra la natura e l’arte del Paese del Sol Levante.
A questa “vertigine estetica”, alle sue regole e ai suoi esempi più illustri ora è dedicato un incontro pubblico promosso da un prestigioso Istituto di studi sull’Oriente, il Cesmeo, e noi del Tucano Viaggi Ricerca siamo lieti di promuoverlo per la sua importanza: l’incontro pubblico si intitola «La vertigine del bello nell’estetica giapponese» e si terrà venerdì 24 febbraio 2012, alle ore 21, presso l’Educatorio della Provvidenza (Sala Biblioteca) in corso Trento 13 a Torino.
L’incontro (dedicato alla memoria di Michele Marra, Professore di Letteratura giapponese, estetica ed ermeneutica all’Università della California) sarà introdotto da Sergio Roda, Presidente del Cesmeo e Prorettore dell’Università degli Studi di Torino; interverranno Hayashi Toshie Marra, Gianni Vattimo, Professore Emerito di Filosofia dell’Università degli Studi di Torino, Luciana Galliano, Università Ca’ Foscari di Venezia, e Matteo Cestari, Università degli Studi di Torino. Per gli amanti della cultura giapponese, un appuntamento da non perdere.
Per informazioni: tel. e fax +39.011.5683476, info@cesmeo.it.
Cari lettori, è appena tornato da un magnifico viaggio in Oman un gruppo di viaggiatori del Tucano Viaggi Ricerca e ci piace proporvi le loro fotografie, insieme al diario di viaggio del nostro esperto accompagnatore, Davide Guglielmi. Vi proponiamo testo e foto perché un viaggio non finisce al momento del ritorno ma diventa ricordo, esperienza e cultura. Leggetelo, e se venite catturati dal fascino di questo Paese incantevole Paese del Medio Oriente cliccate qui: troverete tutti i nostri programmi di viaggio in Oman. Ecco dunque il diario di Davide Guglielmi. Buona lettura!
Muscat, coordinate: N 23°35’28.0’’ E 058°26’08.5’’, fuoristrada finiti di caricare, provviste fatte, serbatoio della benzina pieno e pressione dei pneumatici ok. Un cenno agli autisti e il viaggio ha inizio. Tre fuoristrada in carovana per 7 giorni con 3 autisti e dieci viaggiatori tra strade asfaltate, mulattiere di montagna, piste del deserto e spiagge incontaminate.
Una visita alla Moschea rende già l’idea di questo Stato proiettato nel futuro ma molto legato alle tradizioni, il forte di Nakhal lo conferma e le montagne dell’Hajar rendono il tutto più movimentato e avventuroso con mulattiere ripidissime che ci portano a quota 2000 metri. Al Hamra, “la rossa”, che ci tuffa nel medioevo con le sue case di “banco” ed il suo palmeto ci saluta al tramonto e per noi è ora di salire sopra il wadi Ghul per la notte.
E’ venerdì e a Nizwa c’è il mercato del bestiame, da tutta la regione Dhakiliya arrivano persone per mettere all’asta i propri capi. Al souq si compra pesce fresco, carne ed ogni genere di verdura. A due passi c’è il forte con il suo torrione immenso da cui si gode di una vista stupenda su tutta la città. A mezzogiorno il suono di un altoparlante azionato dal muezzin ci indica che è ora della “grande” preghiera del venerdì, i negozi chiudono e la città si svuota. E’ ora di pranzare e dopo ci si muoverà in direzione Sud est per arrivare al Wahiba… Ora è deserto!
Tramonti, stelle, luna, albe, sabbia e silenzio due giorni scanditi dai ritmi del passato, della luce e del buio. GPS ON per tracciare nuovi percorsi tra le sabbie, qualche incontro con i beduini, ormai dotati di fuoristrada, che vanno in cerca dei loro dromedari per riportarli all’accampamento.
Dopo il secondo giorno di deserto troviamo Al Hij, da tutti conosciuta come Mahoot, centro di smistamento per i pescatori tra deserto e costa. Qua dobbiamo riempire le taniche di acqua, controllare i mezzi fuoristrada, fare ancora dei piccoli rifornimenti…. Ne approfittiamo anche per un pranzetto nel ristorante al centro del villaggio, ci lasciano la “lady room”, la stanza dedicata alle donne ed alle famiglie.
Pranzo fatto, ora ci mancano pochi km per arrivare alla Baia di Khaluf, il percorso è strabiliante: ci attende una salina che ci intrattiene con i suoi miraggi, una spiaggia dove troviamo tantissimi fenicotteri rosa, passaggi molto difficili in fuoristrada per muoversi da una baia all’altra, spiagge infinite con gabbiani che si spostano al nostro passaggio, villaggi di pescatori… e quando si intravedono dune bianchissime in prossimità dell’oceano allora siamo arrivati!
Il campo è a poche centinaia di metri dall’oceano, quando saremo a dormire le sue onde ci culleranno per tutta la notte.
Se fino adesso ci siamo sempre diretti verso Sud oggi dobbiamo invertire la rotta e incominciare a tornare a Nord, ci fermiamo a Khaluf e ne approfittiamo per accogliere i pescatori che tornano dalle loro spedizioni mattutine carichi di pesce, ripassiamo da Mahoot e puntiamo verso un’altra parte di costa che ha un che di sensazionale. Dopo il pic-nic sulla spiaggia raggiungiamo Rus Ruways: qua, su blocchi di arenaria, si sono formate delle dune che “cadono” nell’oceano e noi siamo proprio sul promontorio più alto per goderci questo spettacolo naturale. Prima di arrivare a Muscat abbiamo ancora una notte da trascorrere a Ras Al Hadd, passare di qua rende il ritorno alla civiltà un po’ più dolce ed in più c’è la possibilità di vedere le tartarughe verdi che depongono le uova. Il ritorno alla capitale passa da Sur dove c’è il cantiere dei “dhow”, dal mausoleo di Bibi Mirian, da Wadi Tiwi e Wadi Shab e dalla spiaggia di Fins.
All’arrivo Muscat ci attende con la sua eleganza, pulizia e classe. Il Sultano ha reso questa città un gioiello, una pietra preziosa da mostrare a chi la visita. I giardini verdi fanno da contrasto alle strade, l’area del Palazzo del Sultano è così tenuta bene che sembra finta, il porto con le navi e il dhow personale del Sultano fa da sfondo alla corniche piena di luci e colori, uomini in disdasha e donne in abbeya che passeggiano nei pressi del souq finiscono il quadro naturale dipinto per i nostri occhi. E’ l’ultimo giorno in questo Paese e troviamo una persona, Mohamed, che con poche frasi, la sua gentilezza, ospitalità e sensibilità chiude il cerchio del nostro viaggio offrendoci caffè omanita.
————-
INFO: Se volete andare in Oman ripercorrendo l’itinerario sopra descritto, questi sono i nostri programmi di viaggio (individuali o per gruppi). Per informazioni e prenotazioni: Il Tucano Viaggi Ricerca – Piazza Solferino 14/g, 10121, Torino- Tel. 011 5617061 – Fax 011 544419 – info@tucanoviaggi.com
Tutti conoscono gli “uomini blu”, i Tuareg del deserto sahariano, così chiamati per il colore della loro tipica veste. E’ meno noto invece che anche l’India ha i suoi “uomini blu”, vestiti in modo molto simile ai Tuareg e altrettanto affascinanti: sono i Nihang, gli aderenti a una confraternita di antichi guerrieri difensori della fede Sikh, e seguaci tutt’oggi di un codice d’onore cavalleresco.
Ogni anno, in marzo, i Nihang gareggiano a cavallo con spade e lunghe lance facendo straordinarie acrobazie per dimostrare il proprio valore, durante una grande festa che si chiama Hola Mohalla: in questa occasione trecentomila sikh si radunano per celebrare il loro decimo guru Govind Singh e si raccolgono intorno ai loro “Cavalieri”, i membri della confraternita dei Nihang. La festa dello Hola Mohalla si tiene nelle due principali città sante del Sikhismo: Amritsar, famosa in tutto il mondo per il suo straordinario Tempio d’Oro (nella foto sotto) e Anandpur Sahib, mai toccata (finora) dal turismo di massa e proprio per qu
esto tutta da scoprire con i suoi meravigliosi, candidi templi e le sue folle di fedeli, canti e colori.
Dal 7 al 17 marzo 2012 noi del Tucano Viaggi Ricerca organizziamo un viaggio alla scoperta di questo universo sikh, ancora poco noto anche fra gli abituali frequentatori dell’ India: un universo fatto di un grandissimo senso dell’ospitalità ma anche di tradizioni, di arti marziali (i Nihang gareggiano con una spada tradizionale chiamata gatka) e di spiritualità. La spiritualità del Sikhismo, una religione nata in Punjab fra il XV e il XVI secolo dalla confluenza di Induismo e Islam, e che mantiene elementi di entrambe queste religioni fondendole in modo originale.
Il viaggio che il Tucano organizza (per piccoli o grandi gruppi, ma anche per singoli) prende il nome dalla festa di Hola Mohalla e si chiama appunto Hola Mohalla: il grande raduno dei sikh del Punjab e i tesori dello Shekhawati. Se si formerà un gruppo abbastanza numeroso il viaggio verrà guidato da Marco Restelli, professore a contratto di cultura indiana dell’Università Statale di Milano, giornalista autore di libri e reportage sull’India, consulente per l’Asia del Tucano Viaggi nonché curatore del blog MilleOrienti e del blog Viaggiatori che state leggendo. Un “veterano” dell’India, Paese in cui viaggia in lungo e in largo ormai da trent’anni. Vi aspettiamo dunque: per prenotazioni e informazioni: info@tucanoviaggi.com, tel. 011 5617061.

Ludovico de Maistre, Carlo Alberto Biscaretti di Ruffia e Paolo Rignon sono tre giovani torinesi, in “arte” e su Facebook conosciuti come
Taurinorum Travel Team; pochi mesi fa hanno compiuto un fantastico viaggio-avventura di 30 giorni in Sud America, attraverso le Ande di Ecuador e Perù, a bordo di un piccolo Ape Piaggio.
E’ un’impresa che noi del Tucano Viaggi Ricerca abbiamo volentieri contribuito a sponsorizzare per la sua natura umanitaria: scopo del viaggio infatti (oltre a quello di compiere un’impresa mai tentata prima, cioè attraversare le Ande a bordo di un piccolissimo Ape Piaggio) è stato quello di raccogliere fondi a favore del Progetto Humanitas Onlus. Questa associazione, da sempre sostenuta da Tucano Viaggi, si propone di individuare e seguire – direttamente o in accordo con altre Organizzazioni umanitarie – iniziative di sostegno e tutela di piccole comunità, minoranze etniche o gruppi tribali le cui necessità non sono inserite nei grandi piani di aiuto internazionali.
Così, il viaggio dei tre giovani torinesi è servito anche ad aiutare la Fondazione Otonga, protettrice della biodiversità dell’Ecuador, e a raccogliere fondi a favore dei gruppi indigeni emarginati della regione di Baixo Cotingo, nello Stato di Roraima in Brasile. Ma ha permesso anche di avviare un progetto di piscicoltura, ovvero l’acquisto di qualche migliaio di avannotti di pesce Tambaqui che dovranno popolare dei laghi, crescere e riprodursi, in maniera da diventare cibo per gli indigeni e permettergli di avviare una piccola economia sostenibile che offra occupazione e sviluppi il commercio. Al termine del viaggio, realizzato nell’ambito di Esperienza Italia 150, l’Ape è stata donata alla Fondazione Otonga , protettrice della biodiversità dell’Ecuador, che la utilizzerà nei prossimi anni come mezzo operativo nella Foresta Otonga ed a Quito.




















