“Là dove scorre il Gange”: una mostra fotografica per gli amanti dell’India

Gli indiani lo chiamano Ganga Mata, “la madre Gange”, o Ganga Devi, “la dea Gange”: il più sacro dei fiumi indiani è una divinità, e come tutti i fiumi indiani (tranne l’Indo) è femminile. Secondo un mito hindu, la Ganga è in realtà un flusso di acque cosmiche, che in un’epoca antica si riversò dal cielo sulla terra. Ma l’impatto della sua poderosa massa d’acqua rischiava di spazzare via ogni cosa sulla terra, e fu per questo che il dio Shiva, per smorzare la forza distruttiva dell’acqua, raccolse la Ganga sulla propria testa, fra i capelli raccolti, prima di lasciarla scendere sul nostro pianeta. Perciò, ancora oggi, in India potete vedere le “immaginette” popolari che raffigurano Shiva seduto in meditazione con un rivo d’acqua che gli cade dall’alto fra i capelli. Come a significare: anche la più potente delle energie (come quella sprigionata dal Gange che cade dal cielo sulla terra) può e deve essere controllata.

Questo e tanti altri miti e leggende incontrano quei viaggiatori che decidono di andare a scoprire quell’universo d’acqua chiamato Ganga. Il divino fiume, che dalle sorgenti sui monti himalayani fino al delta nel golfo del Bengala percorre ben duemilacinquecento chilometri, è venerato dagli hindu lungo tutto il suo corso. Le sue rive sono punteggiate da luoghi sacri di ogni genere, dal più modesto tempietto di campagna fino ai maestosi complessi templari delle città sacre agli hindu, come Haridwar, Allahabad (che gli hindu chiamano Prayag), dove la Ganga si incontra con un altro fiume sacro, la Yamuna, e naturalmente Varanasi/Benares, la città sacra a Shiva. Lungo le rive della Ganga si può vedere brulicare la vita dell’India in tutte le sue forme, ma anche i riti legati alla morte, visto che nel fiume vengono gettate le ceneri dei cadaveri arsi in grandi pire sulle rive.

Fra quei viaggiatori che si sono fatti catturare dal fascino della Dea Ganga c’è un amico del Tucano Viaggi Ricerca Fabrizio Pia, di cui potete ammirare alcuni scatti in questa pagina. A bordo di una canoa, Pia è sceso lungo il Gange da Allahabad a Varanasi, un percorso di 260 Km, accampandosi in tenda lungo la riva durante le notti. Questo tipo di viaggio, normalmente escluso dai tracciati turistici tradizionali, lo ha messo in contatto con paesaggi incontaminati e popolazioni non abituate alla presenza di stranieri, condizioni queste che gli hanno permesso di scattare una serie di immagini particolarmente interessanti sia sotto il profilo culturale che artistico, grazie anche alla comunicatività che riesce a infondere nelle sue immagini.
Un occhio particolare, inoltre, Fabrizio lo ha dedicato alla condizione della donna: non a caso il vernissage della sua mostra si tiene il giorno 8 Marzo alle ore 18. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico dall’ 8 marzo al 31 maggio presso la Galleria Eidos Foto di Torino. Un invito affascinante per tutti gli amanti dell’India ma anche per chi sa apprezzare il connubio fra spiritualità, popoli e natura.

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INFO:
- La mostra fotografica
Là dove scorre il Gange di Fabrizio Pia è aperta alla Galleria Eidos Foto di Torino (
via Cibrario 67/B) dall’8 marzo al 31 maggio 2011. Tel: 011 19853107, e-mail: alberto.bari@gmail.com. Orari: il Lunedì dalle 15 alle 19 e dal Martedì al Sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19.

- Il tour operator Tucano Viaggi Ricerca propone un magnifico itinerario nell’India del Nord che comprende anche un bel tratto del fiume Gange. Per tutti i particolari della nostra proposta potete consultare nelle migliori agenzie di viaggio il catalogo Tucano World Expeditions oppure cliccare qui. Per informazioni o prenotazioni su questo viaggio:  Il Tucano Viaggi Ricerca – Piazza Solferino 14/g, 10121, Torino – Tel. 011 5617061 – Fax 011 544419 – info@tucanoviaggi.com.

19:03 - Scritto da Viaggiatori

3 commenti a ““Là dove scorre il Gange”: una mostra fotografica per gli amanti dell’India”

  1. [...] “Là dove scorre il Gange”: una mostra fotografica per gli amanti dell’India [...]

  2. Sunil Deepak scrive:

    Ciao Marco. Le immagini di Pia che hai messo qui sono molto belle. Grazie. Mi dispiace non poter andare a Torino per vedere la mostra.

    L’unico fiume indiano con il nome maschile, non è Indo (Sindhu in lingue indiane, è un nome femminile), ma è Brahmaputra (“Figlio di Brahma” letteralmente) :-)

  3. Viaggiatori scrive:

    ciao Sunil, sono contento che le foto che abbiamo pubblicato ti siano piaciute, in effetti il lavoro di Pia è molto interessante.

    Riguardo invece alla questione del fiume Indo (सिंधु) avevo trovato questa “curiosità” nel “Dizionario delle religioni: Induismo” scritto da due eminenti sanscritisti, Giuliano Boccali e Cinzia Pieruccini, edito da Electa. Sapendo però che tu sei una persona di cultura (e inoltre, sei indiano) sono andato a controllare su un dizionario di hindi. Mi dispiace dunque smentirti, ma l’Indo/Sindhu è proprio di genere maschile: così almeno dice il “Bhargava’s Standard Illustrated Dictionary of the Hindi Language”.
    Invece per quanto riguarda il Brahmaputra, sempre secondo il citato dizionario di hindi, hai ragione tu, esso pure è maschile, per cui il Dizionario delle religioni contiene un’imprecisione.
    Questi due fiumi sono le eccezioni alla regola per cui i fiumi in India sono femminili. Dunque…abbiamo ragione entrambi….questa è l’india, amico mio!
    :-)


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