Archivio della Categoria ‘Bangladesh’
Foto e diario di viaggio di Paolo Mazzanti e Nadia Ricci
Il nostro viaggio con il Tucano comincia da Kolkata (capitale del Bengala indiano) nella quale restiamo solo qualche ora, abbastanza
per visitare la zona vecchia, un vero e proprio labirinto di stradine, affollatissima di risciò. Una cosa impressionante, la capitale che dal 2001 non si chiama più Calcutta è ancora più affollata di quando la visitammo l’ultima volta qualche anno fa. La guida ci sorprende dicendoci che si calcolano 400 mila risciò. E’ davvero una città caotica, alcune zone sono attraversate da più di 30 mila persone, un fiume di gente che si sposta senza sosta, continuamente in movimento, una vera e propria marea umana, ricca di abiti coloratissimi, gesti veloci, azioni spontanee.
Pensiamo di allontanarci dal caos di Kolkata, ma ci troviamo in un luogo ancora più frenetico della capitale, quando atterriamo a Dhaka. Partiamo subito per visitare il porto fluviale di Sadarghat, punto di partenza dei ferry. Si conta che viene toccata da più di 200 imbarcazioni al giorno: non c’è da stupirsi, partono battelli per tutti i porti che attraversano il paese. La moltitudine di persone è sorprendente, ma capiamo immediatamente che lo spirito di questa gente è gentile, soprattutto con gli stranieri. Sono incuriositi, ma non invadenti, si avvicinano lentamente per osservarci, sorridenti e mai minacciosi. Vogliamo visitare tutto di questo paese che ancora non conosce il turismo. I trasferimenti in macchina sono i più emozionanti, ogni strada, luogo, è un evento eccezionale, mai uguale.
La moschea Sitara con i suoi mosaici, il forte Lalbagh ed il tempio indù di Dakeswari del XII secolo lasciano senza fiato, come del resto quasi tutto in Bangladesh. Peccato solo un giorno di visita, ma dobbiamo raggiungere Khulna. Arrivati ci mettiamo subito in movimento: i monumenti di Bagerhat, la moschea di Shait Gumbad, il mausoleo di Mazhar Jahan Ali, la moschea Singar, ma soprattutto Zindar Pir, la moschea in mattoni dalle 60 cupole, sito protetto dall’Unesco.
Ci trasferiamo a Mongle per imbarcarci verso Sundarbans, l’immenso delta del Gange, del Brahmaputra e del Meghna, un mondo di
acqua quasi ovunque salata, la più grande palude di mangrovie del mondo e dai sundari, gli alberi che hanno dato il nome al parco. Ovviamente di animali nemmeno l’ombra, ma non mancano i cercatori di scampi, i pescatori, i tessitori di reti. Non vediamo l’ora di imbarcarci domani sul battello Rocket Paddle Steamer. La guida ci dice che verremo catapultati in un mondo antico. Rimaniamo senza fiato nel vedere che quell’antico significava un vecchio battello galleggiante per miracolo, stipato di tanta gente, una sull’altra. Per fortuna le nostre sistemazioni sono in 1° classe, le classi sono tre e se la 1° è passabile, le altre due sono un vero inferno. Ma non ci scoraggiamo, fa parte del viaggio, sapevamo che sarebbe stata dura e fino ad ora anche gli alberghi si sono rivelati più che passabili. Ora partiamo su questo battello che sembra colare a picco da un momento all’altro per una navigazione di 24 ore che ci porterà a Dhaka. Noi prediligiamo il viaggio etnografico e quindi non abbiamo trovato particolarmente entusiasmante la vista del paesaggio fluviale da bordo, ma nonostante questo è sicuramente una bella esperienza. Le soste per imbarcare e sbarcare i passeggeri sono certamente molto interessanti. Abbiamo temuto un po’ quando prima di addormentarci ci siamo accorti di un grosso topo tra i due lettini della cabina, ma in fondo un topo sul fiume non è niente di eccezionale, è abbastanza prevedibile come situazione, su un battello di quella vetustà!
Sbarchiamo a Dhaka verso le 6 del mattino e quasi subito saliamo in auto per raggiungere Chittagang. I trasferimenti in auto sono forse la parte più bella del nostro viaggio. Si raggiungono posti meravigliosi, situazioni incredibili e questo grazie anche alla nostra guida che ha immediatamente compreso che cosa desideravamo e ha fatto di tutto per mostrarci un Bangladesh vero, quotidiano e fuori da quello che si può leggere nelle guide turistiche. Ormai è sera quando arriviamo a Chittagang, la seconda città del Bangladesh che conta 4 milioni di abitanti, ha un grande porto e un grande traffico marittimo, scambi commerciali che fanno di questa città una città cosmopolita. Giusto il tempo di un po’ relax che risaliamo in macchina verso Rangamati, dove ci aspetta una barca per navigare sul lago Captai, dove incontriamo la cultura tribale dei locali che ancora una volta si dimostrano aperti verso i turisti, sempre gentili e sorridenti, disponibili a farsi fotografare e a parlare con noi. A nostro avviso la parte più bella di tutto il nostro viaggio. Questo luogo con le sue verdi colline è diventato il luogo di vacanza per il abitanti più ricchi del Bangladesh, ma è anche il luogo dove vive l’etnia dei Chakma di origine tibeto-birmana dopo la costruzione della diga che forma il lago. Molte cose interessanti da vedere: piccoli paesi di piccole etnie, scene di vita, mercati e pescatori.
Ma incontreremo altre tribù davvero incredibili a Bandarban, 4 ore di macchina circa da Rangamati. Qui i popoli, l’architettura e i
paesaggi contrastano con quelli del resto del paese. Trovandoci vicino al confine con la Birmania si possono incontrare minoranze adivasi, discendenti di comunità tribali insediatesi prima dell’invasione ariana. A Bandarban è interessante il tempio buddista, il Buddha Dhatu Jadi, il più grande dl Bangladesh. Ormai sono 12 giorni di viaggio e torniamo sulla “via del bambù”: Barbadan è affacciata sulle rive del fiume Sangu, intorno al quale ruota la vita locale, continuamente percorso dalle zattere di bambù che discendono la corrente. Incredibile la visita al villaggio della tribù Mru (Murong) raggiungibile solo a piedi. I Mru sono uno dei gruppi più straordinari del paese e vivono nella giungla. Ci allontaniamo con mille emozioni nel cuore, consapevoli che questo è uno dei viaggi più belli che abbiamo fatto negli ultimi 40 anni. Ormai è giunta l’ora di rientrare e lasciare questo incredibile paese, quindi lasciato Bandarban, ripartiamo per Chittagang, da dove nel pomeriggio prenderemo un volo per Dhaka. Altro aereo per Calcutta e rientro.
Lasciamo un paese che ci ha profondamente emozionato, lasciamo i sorrisi di persone poverissime, ma molto fiere e disponibili verso gli stranieri, lasciamo i mercati, forse i più belli che abbiamo mai visto, lasciamo una organizzazione perfetta, due guide mitiche, paesaggi mozzafiato e tribù indimenticabili, con la speranza di tornare e di non trovarla per nulla cambiata, fantastica così com’è.









